Prima giornata di moderata risk aversion globale

Giocare in borsa - immagine articolo

Il risk appetite si prende una pausa. L?ECB ammette  una flessibilità sulla capital key e i bonds periferici (e quelli francesi) festeggiano.

Prima giornata di moderata risk aversion globale, forse (non abbiamo ancora la chiusura di Wall Street).

L’eccezionalità dell’evento sta tutta nel fatto che segue una fase incredibilmente tranquilla e positiva per i mercati. I 3 principali indici di Wall Street (S&P, Nasdaq e Dow) hanno segnato i massimi storici per 5 sedute a fila (dal ’71 data di inizio del Nasdaq è successo solo altre 2 volte, nell’89 e nel 92). L’S&P è salito per 7 sedute di seguito (non succedeva dal 2013). Il Nasdaq ha suonato la “nona”.

Allargando il quadro, sono 47 sedute che l’S&P 500 non segna una variazione superiore all’1%. Per trovare una serie simile bisogna tornare al luglio 2014, dove, come osservato giorni fà, troviamo anche l’unica serie di chiusure VIX sotto 11.

In nottata sono circolate su alcuni media non ufficiali indiscrezioni secondo cui la graduale salita dell’azionario US sarebbe dipesa da frenetiche ricoperture di posizioni corte in derivati di qualche grosso fondo, le cui posizioni sarebbero andate in sofferenza. La teoria ha ottenuto un qualche supporto dall’analisi dei flussi, anche se qualcuno ha notato che la dimensione del fondo non è tale da poter sollevare un mercato cosi grosso come quello US, altri che la posizione potrebbe essere stata spostata su marzo, per cui da un lato non si tratterebbe di frenetica ricopertura, dall’altro l’effetto non scomparirà con le scadenze tecniche di domani.

Personalmente, ritengo che una vicenda del genere può aver avuto un ruolo nella price action dei mercati USA, anche perchè normalmente se un fondo prende una posizione estrema, è facile che in giro ci siano altri veicoli posizionati nella stessa direzione che condividono l’esigenza . E’ un fatto che da qualche giorno le correzioni sono state praticamente assenti nella borsa US, nonostante l’esecutivo di Trump perda  i pezzi. Vedremo.

La seduta asiatica ha avuto un tono contrastato. Naturalmente in calo Tokyo, che sa guardare solo al $/Yen. Incerte Taiwan e Seul, mentre i mercati cinesi hanno chiuso in positivo.

La seduta europea è partita con un tono incerto, eventualmente a causa del circolare delle citate indiscrezioni, anche se l’€ in rafforzamento  è stato forse una ragione più concreta per il tono opaco osservato in mattinata. I rendimenti in calo hanno eventualmente contribuito al ritracciamento del settore bancario, dopo la baldoria delle scorse sedute. I venti di scissione nel PD non aiutano ne gli asset italiani, ne in generale la percezione della solidità politica europea (minacciata anche da le Pen, Grecia, Brexit etc).

A metà giornata, colpo di scena dalle minute ECB. Parlando delle direttive sul programma di acquisti, si è osservato che sebbene significative deviazioni dalla Capital key siano da evitare, temporanei scostamenti sono possibili e “inevitabili”. L’esistenza di una flessibilità nelle proporzioni degli acquisti tra emittenti ha messo le ali ai piedi agli OAT e ai BTP. Le conseguenze di questa flessibilità sono potenzialmente 2:

  • si può offrire un maggior supporto agli emittenti “più bisognosi”;
  • il QE può eventualmente essere prolungato marginalmente perchè il problema della scarsità di Bund idonei all’acquisto si attenua.

In generale il tono delle minute è stato alquanto accomodante, con varie conferme che il Governing Council non è convinto della sostenibilità del recupero dell’inflazione, guarda oltre gli effetti base e resta convinto della necessità di una politica estremamente espansiva.

Le news sono state gradite anche da Piazza Affari, e in generale hanno causato un moderato recupero del sentiment. Sul fronte cambi, la prospettiva di un QE più lungo è stata superata dall’effetto positivo per l’unione monetaria di un ECB più flessibile: l’€ si è apprezzato.

Nel primo pomeriggio, tra i dati macro US è spiccato un Philly Fed ai massimi nientemento dal 1984 (43.3 da precedente 23.6 e vs attese per 18. La forza si nota anche nei sottoindici, coi new orders a 38. Insomma l’economia del distretto scoppia di salute. Meno forti i nuovi cantieri  di gennaio, ma i permessi di costruzione hanno compensato.

Si può pensare che gli ennesimi dati spumeggianti in US abbiano dato forza al biglietto verde e premuto al rialzo sui rendimenti dei treasury.

Nossignore.

Il dollar index lascia sul terreno lo 0.6% (€ e Yen a fine seduta mostrano simili guadagni), e il 10 anni treasury è tornato non troppo distante dai livelli pre discorso della Yellen. A caccia di spiegazioni, qualcuno ha indicato come causa per la reazione del $ il fatto che i tassi reali US non stanno salendo, ma è un circolo vizioso: come fanno a salire se i tassi nominali non lo fanno? Serve che scendano le aspettative di inflazione, il che è difficile con questi dati. E i tassi reali europei sono sui minimi di periodo, quasi 120 bps sotto quelli US.

E’ peraltro vero che i tassi reali dovrebbero reagire a questi forti dati macro, mentre non lo fanno, il che può essere un semplice ritardo, causato dal positioning, oppure indicare qualcosa di più sinistro, di cui però per ora non c’è traccia nei dati. Naturalmente parte dell’effetto sui bonds può essere addebitata alla lieve risk aversion, ma resta da capire come mai le probabilità di un rialzo a marzo sono scese del 6% da ieri, al 38%.

Tra ieri e oggi il dollar index ha fatto una shooting star confermata dalla discesa odierna e mostra il primo stadio di un progetto di testa e spalle ribassista, che deve essere molto ben monitorato alla luce degli ultimi sviluppi (l’indifferenza del biglietto verde alla forza dei dati).

L’€ forte e una Wall Street stranamente incerta hanno imposto chiusure negative agli indici europei con l’eccezione di Milano e Lisbona. Naturalmente gli spread periferici hanno prezzato eccome le minute ECB.

Sul dato di retail sales di ieri, ho trovato interessante il commento di Rosenberg, che ha osservato che:

  • A gennaio il clima è stato il più mite degli ultimi 5 anni, il che può aver incoraggiato gli acquisti;
  • Sulla forza del dato potrebbe aver influito il forte dato di inflazione di gennaio, anch’esso pubblicato ieri (+0.6% vs +0.3% atteso). In altre parole, in termini reali le retail sales potrebbero essere salite molto meno di quanto sembra a prima vista. Non ho controllato, mi riprometto di farlo, ma forse il dato non è poi cosi dissonante con la FED loan officer survey.

Fonte: Trend-Online.com

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