La Sterlina piace ma l'economia inglese inizia a cedere

Giocare in borsa - immagine articolo

A causa delle tensioni in Siria l'attenzione del Forex si è concentrata su Lira turca e rublo russo ma il vero show è stato fatto dalla sterlina.

A causa delle tensioni in Siria l'attenzione del Forex si è concentrata su Lira turca e rublo russo ma il vero show è stato fatto dalla sterlina a +1,5% e 1% rispettivamente su dollaro ed euro ovvero ai livelli, sempre rispettivamente, di 2 e di 1 anno fa.

Il quadro generale della sterlina

Anche in questo caso tradurre in numeri la performance significa anche parlare di un +5,5% da gennaio della divisa britannica sul dollaro e del 1,5% negli ultimi 12 mesi. Resta ancora lungo il recupero dal fasto del pre-brexit ma anche dal livello precedente il rialzo continuato dei tassi Fed, ma l'ottimismo di fondo permane anche sulla scia di un generale cambio del mood. Di fatto, le tensioni tra Europa e Gran Bretagna, per quanto le trattative in sede diplomatica restino comunque ancora lunghe, sono notevolmente diminuite e aumentano anche le possibilità di trovare un accordo profittevole da entrambe le parti. Inoltre la banca centrale inglese ha già avviato, a differenza di quella europea, una serie di strette sul fronte delle politiche monetarie. Diverso, invece, il discorso per l'economia reale.  Ad un anno da quel primo step fissato al 19 marzo del 2019 (sebbene si preveda un periodo di transizione fino al 2020) i numeri ricordano un Pil che se nel 2015 era del 2,3%, per il 2018 si prevede all'1,5% dopo un 2017 chiuso a 1,7% , un calo che di fatto contrasta con il più ampio respiro registrato sull'orizzonte della crescita globale. La testimonianza viene offerta direttamente dai dati macro mensili di produzione industriale e manifatturiera rispettivamente a 0,10% e -0,2% e dal deficit commerciale che da 2,95 miliardi è sceso a 965 milioni.

Un secondo referendum anti Brexit

Intanto diversi politici in Gran Bretagna hanno appoggiato la campagna per inidre un secondo referendum sulla Brexit. Andrew Adonis, ex rappresentante di governo laburista e promotore dell'iniziativa ha sottolineato che la decisione di un secondo voto potrebbe ribaltare le sorti e dimostrare che il processo di divorzio non è inevitabile. In realtà la volontà di Adonis non è quella di un referendum sulla Brexit tout court bensì di dare un'opportunità allla popolazione inglese di esprimersi. Alla base della decisione il risultato della consultazione che un anno e mezzo fa portò alla vittoria degli euroscettici con il 51,9% degli elettori contro il 48,1% dei contrari, un margine di vittoria non solo troppo basso ma anche troppo eterogeneo per essere rappresentativo di una nazione estremamente multietnica come l'Inghilterra. 

Ad ogni modo, guardando al calo dell'economia inglese, se il calo è innegabile, questo non è stato assolutamente paragonabile alla debacle prevista per il divorzio dall'Ue, debacle sponsorizzata per lo più dai movimenti pro-euro. Infatti la sterlina indebolitasi nelle prime fasi è stata una manna per le esportazioni (+6% nel 2017) ma anche una certezza del fatto che il sistema produttivo non solo ha ancora potenzialità ma anche grandi doti di resilienza, il che fa presupporre che presto il livello di rallentamento registrato sarà in grado di dare spazio ad una nuova ripresa. Dall'altro lato, però, la ripresa dell'inflazione non ha permesso di dare grandi certezze ai consumatori: dopo uno 0,7% del 2016, anno del referendum, si è toccata anche quota +3,1%, uno scenario che se per l'inflazione nel futuro è visto in calo, nell'immediato potrebbe venire accentuato dalla stretta sui tassi di interesse, stretta che potrebbe portare i consumatori ad evitare il ricorso al credito e limitare i finanziamenti alle imprese.

La BoE

Attualmente la BoE ha alzato i tassi allo 0,5% con prospettive per ulteriori ritocchi in arrivo anche perché il confronto non lascia dubbi: il 3,1% di Londra è ben più pesante dell'1,2% dell'Eurozona e del 2,2% di Washington, area in cui il costo del denaro ha subito ben più di una revisione. Da qui le previsioni di un riequilibrio sui due fronti, inglese e statunitense, riequilibrio che lascerebbe fuori l'Europa a sua volta alle prese con le incertezze su un euro già di per sé pesante. Infatti la Bce nei giorni scorsi non ha esitato a confermare, attraverso la pubblicazione dei resoconti dell'ultima riunione, le sue preoccupazioni per un euro troppo forte. Non solo, ma le paure di Bruxelles vanno anche oltre e guardano con tinore alle conseguenze di una guerra commerciale da parte degli Usa che potrebbe coinvolgere anche il Vecchio Continente, per il momento esentato ma solo in modalità temporanea.     


Fonte: Trend-Online.com

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