Il Giappone è tornato a correre. Ma domani potrebbe cadere

Giocare in borsa - immagine articolo

Il Giappone è tornato. Almeno parrebbe, stando ai numeri che arrivano dal gigante nipponico, dopo anni di stasi.

Il Giappone è tornato. Almeno parrebbe, stando ai numeri che arrivano dal gigante nipponico, dopo anni di stasi.

I numeri

5 trimestri consecutivi di crescita ed un altro previsto con il segno più, potrebbero dare ragione al premier Shinzo Abe e al governatore della banca centrale giapponese Haruhiko Kuroda che hanno dato vita al più grande piano di stimolo monetario della storia, più grande, facendo le dovute proporzioni, anche del Quantitative Easing messo in campo dalla Federal Reserve. I numeri, infatti, confermano una crescita che tra l’aprile del 2016 e il marzo del 2017 è arrivata a +1,3% grazie prima di tutto alle esportazioni, vera e propria punta di diamante dell’economia nipponica, che si sono rafforzate non solo verso gli Usa, partner tradizionale di Tokyo, ma anche verso l’Asia. Ma in questo caso il punto di vantaggio potrebbe presto trasformarsi in un punto interrogativo viste le scelte protezionistiche che ancora aleggiano su Washington, sebbene in queste ore l’amministrazione Trump si trovi a giocare una partita più pericolosa che, in caso estremo, potrebbe sfociare nella messa in stato d’accusa del presidente. Tornando al Giappone, altro elemento di spinta per il Pil è stato uno yen relativamente indebolito, ovviamente sempre in considerazione del suo ruolo di valuta rifugio in caso di tensioni internazionali. In quest’ultimo caso la principale responsabile (in positivo) è al politica ultraespansionista del primo ministro Abe che non solo alleggerisce il peso sulla divisa nazionale, ma anche quello sulle grandi multinazionali gravate da oneri di debito particolarmente pesanti.

Le incognite

Ma, come è facile capire, non è tutto oro ciò che brilla: dietro una forsennata iniezione di liquidità, i mercati hanno visto inesorabilmente gonfiarsi i prezzi degli asset. A questo si aggiunga anche il fatto che i consumi interni, per quanto in espansione, devono combattere contro una recessione dei salari, nonostante le aziende abbiano maggiore liquidità proprio grazie all’alleggerimento derivante dagli oneri del debito, liquidità che, spesso, si trasforma in investimenti esteri e da cui l’economia nazionale tra e beneficio solo relativamente. Non solo, ma sempre guardando al mercato del lavoro c’è da sottolineare un’altra incognita: a causa del calo demografico e soprattutto del sostanziale invecchiamento della popolazione, il ricambio della forza lavoro non è sufficiente a reggere il peso di una spesa sanitaria in aumento, il che fa allungare pesanti ombre sul futuro della nazione. Tutto questo crea un paradosso di fondo e cioè la paura che la corsa di Tokyo potrebbe essere soggetta a diversi rischi di inciampo nel prossimo futuro.      


Fonte: Trend-Online.com

Condividi questo articolo: