Bitcoin di nuovo da record. Adesso vale 4 volte più dell'oro

Giocare in borsa - immagine articolo

Bitcoin di nuovo ai massimi di sempre mentre si intensificano sulla stampa specializzata i rumors sulla probabile rimozione del bando cinese contro le criptovalute.

Nuovi record per il Bitcoin, che ha registrato in queste ore nuovi massimi storici tornando per la prima volta da inizio settembre sopra quota 5000 dollari.

I nuovi record

Stando ai numeri riportati dal sito specializzato Coindesk, durante la mattinata la moneta digitale ha toccato un nuovo massimo storico intraday a 5.160,97 dollari, superando quindi il precedente record di 5.013,91 raggiunto il 2 settembre scorso.

Sale cosi a circa il 18,75% la variazione positiva della quotazione nell'ultima settimana, ma l'eccezionalità del rally appare nelle sue esatte dimensioni se si guarda ai dati di più lungo periodo: la principale tra le criptovalute scambiava ancora a gennaio scambiava a 966 dollari , ha guadagnato il 750% nell'ultimo anno, e un singolo bitcoin ha ormai un prezzo quattro volte superiore a quello di un'oncia d'oro (+0.13% oggi a 1293,45 dollari).

Cina verso una rimozione del bando?

Diverse le spiegazioni offerte in queste ore sulle ragioni alla base della nuova fase di rialzo degli ultimi giorni, a cominciare da quella che lo lega al diradarsi delle cattive notizie per il mondo degli strumenti finanziari digitali provenienti nell'ultimo mese dalle autorità di regolamentazione di alcuni Paesi.

A metà settembre le quotazioni della criptovaluta erano scivolate sotto i 3.000 dollari proprio per l'annuncio sulla chiusura delle piattaforme di scambio e sul bando in Cina delle cosiddette ICO, le “offerte iniziali di moneta” usate per raccogliere fondi attraverso l’emissione di "token" digitali. 

Negli ultimi giorni però sembra emergere la possibilità che lo stop al trading imposto da Pechino sia stato solo un provvedimento provvisorio e gli exchanges potrebbere riprendere le loro attività molto presto.

Secondo quanto riferisce il sito Cryptocoinnews.com, sulla base di notizie diffuse dalll'agenzia di stampa cinese Xinhua, il trading su bitcoin potrebbe presto essere ristabilito con nuove e più stringenti regole su licenze e anti-riciclaggio, e dunque per Aurelien Menant, CEO della piattaforma di trading Gatecoin, "gli speculatori sono bullish sul valore del bitcoin sulla base dell'anticipazione di una ripresa dei collegamenti della Cina con i criptomercati globali".

Passano in secondo piano le cattive notizie dalla Russia 

Altro driver delle ultime ore potrebbero essere state paradossalmente anche alcune dichiarazioni "negative" di Vladimir Putin.  Questa settimana il Presidente russo ha parlato di "gravi rischi" connessi allo sviluppo del mercato delle monete digitali, dicendo che "chi compra criptovalute potrebbe essere coinvolto in attività illegali", tanto che nelle ultime ore anche dalla Banca centrale russa è arrivato l'annuncio che potrebbero presto essere oscurati i siti di trading che offrono criptomonete.

Nei suoi commenti però, ha fatto notare David Meyer dalle pagine di Fortune, Putin ha anche detto che non dovrebbero esserci "eccessive barriere" all'utilizzo delle criptovalute, e nel corso dell'anno il viceministro delle Finanze russo, Alexey Moiseev, ha anticipato che l'esecutivo di Mosca potrebbe muoversi in direzione di un riconoscimento ufficiale delle valute virtuali.

Trader sempre più attratti dalle Ico 

Che il mercato guardi d'altra parte con sempre maggiore interesse al fenomeno ècertificato proprio in queste ore da un nuovo sondaggio commissionato da Forex Live, secondo cui circa un terzo dei traders retail nel mercato valutario ha investito o intende partecipare a delle ICO.

Stando alla rilevazione, il 19% tra i 700 traders interpellati dice di aver già preso parte a una "offerta iniziale di moneta", mentre ben il 23,5% degli intervistati dichiara che non lo ha fatto ancora, ma sta pensando di investire in criptovalute.

Ulteriore catalizzatore dell'ultima settimana potrebbero tra l'altro essere state anche le indiscrezioni del Wall Street Journal secondo cui persino la banca d'affari Goldman Sachs sarebbe in procinto di mettere in piedi una divisione dedicata al trading di monete digitali, che ne farebbe il primo tra i colossi di Wall Street a gestire direttamente operazioni con la discussa valuta virtuale. 

Se confermata, l'anticipazione mostrerebbe da parte dei vertici di Goldman un atteggiamento molto diverso da quello di Jamie Dimon, ceo di JpMorgan, che a inizio settembre ha contribuito a far crollare le quotazioni paragonando la rapida ascesa del Bitcoin a una caso da manuale di bolla speculativa: la febbre generalizzata per l'acquisto di bulbi di tulipano che nel 17esimo secolo provocò in Olanda uno dei più celebri crack della storia finanziaria. 

C'è sempre il rischio bolla

Su questo fronte, in ogni caso, non si arresta il flusso di avvertimenti sul rischio "bolla" seguiti proprio alle dichiarazioni di Dimon. Tra le ultime prese di posizione c'è quella di Kenneth Rogoff, studioso di Harvard ed ex capo economista del FMI e autorità in materia di mercato valutario.

In un intervento del 9 ottobre su ProjectSyndicate, lo studioso sostiene che la tecnologia che sta dietro le criptovalute vivrà una fase di forte espansione ed è destinata a durare, ma il prezzo del bitcoin al contrario finirà per collassare.

Pensare che al bitcoin "si potrà mai consentire di sostituire il denaro emesso dalle banche centrali" è "una follia",  scrive, spiegando che i governi non consentirebbero mai il diffondersi di transazioni anomine su vasta scala, complicando il lavoro del fisco e le attività di contrasto al crimine.


Fonte: Trend-Online.com

Condividi questo articolo: